
domenica 27 giugno 2010
Ammira

mercoledì 23 giugno 2010
Meraviglioso

Questo paesaggio di colline verdissime, che quasi ti accecano gli occhi. Questi fiori in ogni centimetro d'erba, in questo piccolo Villaggio. Quest'aria così bella d'estate, vera, adesso. Questi colori di casine piccole o tutte unite o tutte divise. Queste farfalle bianche, rosa, azzurre e viola che ti girano intorno. Questi alberi pieni di ciliegie e di amarene. Meraviglioso. E quasi non ci si crede, ma io adesso non ho bisogno di niente. Mi chiedessero TiFaccioUnRegalo, UnoCheVuoiTu, DimmiQuale. Io, gli rispondo Niente. HoGiàTutto, MaGraziePerLaDisponibilità. E lo lascerei a bocca aperta perchè al contrario di me la gente chiede, vuole, desidera. Io non voglio niente, non chiedo niente, e non desidero niente. Adesso sono felice, decisa a migliorare me stessa, non le cose che mi circordano come vestiti, telefonini, occhiali da sole o Ipod. No, cambio io. Il resto deve restare così com'è. Perchè sono sicura che da una prospettiva diversa, tutto diventerà migliore. E le cose che desideravo prima svaniranno. Come stanno svanendo le nuvole che coprivano il Sole. Questo Sole che fa felici tutti, e che se piove un giorno tutti iniziano a sbuffare, ad essere tristi e arrabbiati. Ma adesso il Sole c'è. L'aria fresca pure. E i fiori, vogliamo parlare di questi meravigliosi fiori? Stupefacenti. Ci sono anche loro, che altro serve?
giovedì 17 giugno 2010
Lei vive

Oggi, per esempio, è arrabbiata. Questo temporale e questa pioggia. Indicano la rabbia, e nel frattempo la tristezza, che la Terra porta sulle spalle in questo momento. A me piace. Il temporale mi è sempre piaciuto. Sembra quasi che si voglia ribellare, contro i suoi amici, o contro l'Universo. E' arrabbiatissima, sta urlando e nel frattempo piangendo. Sbraita, ringhia, come una leonessa. E' feroce più che mai, in questi giorni. Magari ha affrontato qualche debolezza, come noi umani. Il fumo gli sta uscendo dalle orecchie. Il cuore le sta scoppiando dentro. Non ce la fa..! Però, quando lei è triste, io sono felice. Felice, non perchè lei è triste. Ma perchè il brutto tempo mi piace da matti. Sapete che noia tuuutti i giorni di tuuutti i mesi di tuuutto l'anno, Sole?! No no. Non va. Lei, come noi, a volte è triste e arrabbiata. Non è sempre felice, non fa sbocciare sempre fiori, non è sempre pronta per un'uscita con gli amici. Come noi, ha momenti di difficoltà. Momenti di gioia. Di rabbia. Di amore. Di gelosia. Di pazzia. E di energia che, in qualche modo, dovrà pur tirare fuori. Lei ha sentimenti. Lei è come noi. Un'umana con le nostre stesse caratteristiche. Non è solo terra e acqua uniti per contenerci. No. Lei è una di noi. Ha un cervello, due mani, due gambe, due orecchie, due occhi, e un cuore.
venerdì 11 giugno 2010
Non farlo

No, non asciugare quelle lacrime. Lasciale scendere. Lasciale cadere su un fiore, su un tavolo, nel piatto, nella maglia. Ma non asciugarle, mai. Le lacrime se scendono, scendono. In una discussione, per gelosia, per amore, per tristezza, per felicità. Scendono comunque. Non sono volontarie. Non provare ad asciugarle, no, non farlo. Tanto non se ne vanno. Lasciano il segno, il ricordo. Sono pazzesche. Sono il segno di un tuo sentimento. ..E non dire mai a qualcuno di non piangere. Errore madornale. Lascialo. Anche se ti spezza il cuore, anche se sembra che qualcuno ti stia infilzando una spada allo stomaco, poi al cuore, e infine nel collo. Non farlo no, credimi. Fidati di me. Lascialo esprimere, senza rancore, senza preoccupazioni, senza ostacoli. Lascialo sfogarsi, in silenzio, da solo, in compagnia, facendo versi, ridendo, in qualunque modo. Basta che non si preoccupi se qualcuno ci resta male. Stai tranquillo, se piangi, ci sono qui io. Non ti metto ostacoli, non ti preoccupo. Cerco di farti vedere che non mi preoccupo anche se sto per morire. Tranquillo. Ci sono io. Piangi, sfogati con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutte le lacrime del mondo. Tanto non si consumano, non finiscono. Tranquillizzati, ancora di più. Le lacrime le hai sempre, sempre con te, dietro ai tuoi occhi, in modo che possano sbucare in ogni momento. Tranquillo, io ti capisco sempre, anche se piangi senza motivo. Calmati, piangi, io ti farò ridere, ti tirerò su, ti aiuterò, ti farò ridere ancora di più. Ma mai, mai ti asciugherò le lacrime. Perchè se loro vogliono uscire, devi fargli completare il loro percorso, in modo che si possano poggiare su qualcosa. In terra, sull'erba, su un libro di scuola, su un tavolo di vetro fragilissimo, su una rosa, sulla Terra, sulla Luna, sul Sole, su Marte, su Venere, su Giove, e su Plutone, anche se nessuno è sicuro di cosa sia. Mai. Piangi. Io, ci sono.
lunedì 24 maggio 2010
Go away

E rimango da sola? In questa casa, ci sarà solo più un letto occupato? In questa casa, le stanze saranno vuote? Non ci saranno più Estatè al limone nella dispensa? In questa casa non ci saranno più loro. Questo sarà un anno così. Sarà un anno triste, felice, scazzato, incazzato. Massì, uno va in Australia, l'altro in Danimarca, l'altro ancora a Torino, all'università. E io come faccio? Dal momento che se ne sono andati via tutti, volete dirmi cosa faccio? Con chi rido? Con chi scherzo? Con chi faccio discussioni inutili? Con chi mi prendo in giro? Chi mi fa buttare a terra (e dico seriamente) dal ridere? Chi mi fa i versi? Chi mi coccola e mi abbraccia? Chi? Tutti vanno. Vanno via, a fare esperienze, a studiare, tutti contenti. Dovrò sopportarlo. Dovrò sopportare la loro non presenza. Non posso più rompere le scatole a nessuno? Va bene. Lo accetto. Ma solo una cosa, me la concedete? Mi fate tenere loro pezzo? Una loro maglia, un loro profumo, qualcosa? Se no sono persa, giuro. Farò una cosa, quest'estate. Tutti i giorni andrò al mare, mi siederò su un muretto e lo guarderò in ogni direzione. Lo guarderò intensamente. Così tanto che si calmerà il mare. Oppure. Oppure la sera mi siederò su una poltrona, nella nostra casa senza tetto. Mi sdraierò e guarderò il cielo. Le stelle. La Via Lattea. In fondo, non sarà così tragico. No, direi di no. L'importante è che loro siano sereni, felici. Del resto, non me ne frega niente.
venerdì 21 maggio 2010
Vietato leggere

venerdì 7 maggio 2010
Kilometri.

Già preparata, pinta e tratta, valigia lì per terra (rosa, bellissima), stavo benissimo,avevo preparato un pezzo di carta con tutti i vestiti organizzati, agitatissima. La giorno dopo "Amore, hai 38,6 di febbre. Non me la sento di mandarti in gita". Maledettissima febbre. Gita dei tre giorni a Siena, saltata. Ma su una cosa, questi giorni, mi hanno fatto riflettere. C'era quella specie di detto che diceva "Non ti accorgi dell'importanza di qualcuno o qualcosa fino al punto della sua allontananza". Ecco, a me piace pensarli tutti lì, tutti assieme in quell'hotel. Mi piace saperli tutti sorridenti, tutti che ridono e che scherzano, e che la notte fanno casino più completo. Vorrei essere lì con loro, ovvio. Ma lì non potrei accorgermi di quanto loro siano importanti per me. Non riuscirei. Mi scatenerei. E non potrei fermarmi a fissarli, a sorridere, mentre, e a pensare. Mentre qui; qui sono felice. Sono felice perchè loro sono felici. E non mi faccio mica mancare niente. Ho tutte le informazioni necessarie: la sera sono circa in 10 in ogni stanza, giocano a carte, cantano, ballano, chiacchierano, vanno a dormire a mezzanotte e si divertono come pazzi. Ordunque, cos'è più bello di tutti questi pensieri? Certo, ci sono rimasta male, perchè durante l'anno non mai un bel fico secco di niente, riguardo le malattie. Sono sempre sana come un pesce. Invece no, Proprio quando devo andare via "Eh no, cara Emma,io, il tuo corpicino, ho la febbre, mi sforzerei in gita, prenderei freddo, mi bagnerei tanto, starei peggio; stai casa, che è meglio" e ascoltiamolo, 'sto corpicino. Nel frattempo, però, non sono rimasta tanto sola. L'altra malata, la mia sorella, parte della mia seconda famiglia, è venuta a farmi compagnia, stando con me, nel letto, tutto il pomeriggio. Perchè non sono solo io la malata, adesso. C'e lei, occhi Azzurri, in stampelle (male alla gamba); mio fratello, quello più vicino a me, il più confidenziale (male al ginocchio) e l'altro mio fratello, quello tutto ricciolo (male alla spalla). "Questa casa è un ospedale" . Esatto, si. Manca solo la croce fuori dalla porta, è poi è uguale. Adesso, la valigia, meglio che la svuoti. Rimetto tutti i vestiti in ordine, nell'armadio. Sarà per il prossimo anno; almeno spero. No perchè, se anche avessi 40,7 di febbre, mal di gola, mal di testa, mal di pancia, influenza intestinale, non m'importa. Io ci vado lo stesso, ve lo dico.