lunedì 14 ottobre 2013

Ascolta Il Tuo Cuore

Ti è mai tremato il cuore? Quando hai parlato con la persona che amavi o che ami, quando hai ricevuto un regalo inaspettato e "proprio quello che volevo, ma come hai fatto?", quando una tua amica ti ha guardata nei tuoi occhi pieni di lacrime, ti ha sorriso e ti ha abbracciata stretta stretta a sè, come se in quel momenti fossi stata la cosa più delicata e preziosa che avesse, quando hai visto la ragazza o il ragazzo della quale o del quale pensavi di essere innamorato perso per un periodo assurdo e nemmeno ti spiegavi il perchè, quando hai visto tuo padre o tua madre piangere, magari di nascosto, quando loro non si contengono nemmeno perchè non sono ostacolati dalla tua presenza ferma, immobile, stupefatta. Quando hai sentito dirti cose troppo crude per quanto eri pronto a sentire in quel momento, quando "Mavvvaff****lo", quando arriva l'istante in cui devi decidere di chiudere qualcosa che avresti voluto continuare fino all'infinito elevato alla seconda, quando hai preso un voto orrendo a scuola che in realtà dicevi "me lo sento: è andato bene", quando ascoltavi la canzone che associavi ad un ricordo sopraffino, quando di colpo ti alzi ma stavi per cadere, quando ti è sembrato di volare ma non hai saputo dove girarti nè dove poggiare i piedi, quando sporchi la tua maglia preferita, quando perdi gli occhiali che avevi da una vita, quando ti cade il cellulare e pensi sia disintegrato, quando ami, ami da morire, quando hai litigato con un qualcuno con cui non avresti voluto litigare mai, quando ti sei coricato nel letto magari ancora con le scarpe allacciate stanco da morire, quando hai rischiato un incidente in macchina o quando ti ha schivato per un pelo e tu magari non te n'eri nemmeno accorto e la guardi due secondi come dire "che cos'hai appena fatto? Sei matto?", come quando ti senti cadere nei sogni, ora hai capito come? Quando non riesci più a respirare e in un soffio leggero leggero crolli come un castello di carte grande grande, molto più grande e più alto di te e del monte Everest e dell'immagine più alta che hai intrappolata nella mente. Ti è mai tremato il cuore? Hai presente cosa intendo, no? Dai, è quell'esatto momento in cui il respiro se ne va di colpo, scivola troppo velocemente giù per tutto il corpo, nello stomaco lo senti come un mattone e poi, bum, cade a terra e si sgretola in mille pezzi e tu vedi solo il risultato perchè non hai avuto nè modo nè tempo di fermarlo o di pensare ad una soluzione, non so cos'avresti potuto fare. Lentamente chiudi gli occhi e non senti nulla, li riapri e trovi tutto scombinato, tutto diverso, tutto rotto. "Ma com'è possibile?", vedi tutto storto e tutto al contrario, che sia amore, odio, invidia, gelosia, permalosità, irrefrenabile voglia di qualcosa, di baciare qualcuno, di far volare un insulto: tutto ribalta, salta in aria e disordina tutta la tua mente. Chiudi gli occhi, ci pensi, lo ascolti di più: ti ha detto la verità. Tienili bene a mente questi momenti qui, e quando tremerà.. *****, quando tremerà ripetili tutti, concentrati sulla tua vita, dove sei, con chi, se stai ridendo o piangendo e chi ti sta guardando. Ti accorgerai cosa in quel momento ti sta rendendo veramente felice o veramente triste. O magari tutti e due, perchè no. Come magia.

giovedì 16 maggio 2013

Giudizio Universale?

Stanotte penso. E' tardi, non ho sonno, domani ho le prove invalsi, sono l'unica sveglia in casa mia, Tiffany ha appena finito di bere dal bidet, l'ho sempre valutata una cagnolina molto ambigua, ma ormai è abituata così. Io stanotte, però, penso. Ho sempre un po' queste idee confuse nella mente, sempre quest'immagine di nuvole, mezze colorate e mezze no, come fanno le nuvole ad essere colorate, o colorate solo per metà. Stanotte penso. Forse perchè nonostante abbia sedici anni continuo ad avere sempre quella paura, sempre quell'insicurezza nel fare quello che voglio, di notte, sola in casa. Sento ancora quel timore e quel magone proprio sotto la gola, che ti viene quando stai per piangere, quando qualcuno o qualcosa ti manca, quando non sei felice quando una giornata è no, quando tremi. Ripenso a tutte le persone che mi hanno aiutata ad essere quello che sono adesso, quasi come facessi una lista. Penso a come la mia vita sta cambiando, della mia teoria bizzarra che ho dell'Universo, della giornata di oggi, di ieri, dell'altro ieri e di domani e tra tre giorni e dei miei acquisti e dei miei amori e dei miei tesori e di come sono io. Di tutto quello che sto facendo, delle strade che sto prendendo, delle piccole decisioni che mi sembrano progetti che mi cambieranno la vita, ma se avessi fatto questo, ma se avessi fatto quello, magari faccio così poi almeno dopo magari. Fuori piove, è appena suonato un antifurto che non aiuta a tranquillizzarmi nel caso in cui dovessi ancora girare per casa. Sono qui rinchiusa nella mia cuccia, tipo, con la luce dell' Ikea viola accesa verso il computer che lo illumina appena, io seduta sul letto con i piedi in fuori, freddi, una coda malfatta e insensata, il letto mezzo disfatto, un mucchietto non troppo grande di vestiti sulla poltrona rosa, gli armadi ricoperti dalla tappezzeria comprata a Londra, un mucchio di libri per terra, il mio pianoforte e le mie pareti rosa. Che sensazione strana è mai questa, che ti senti in pace con il mondo e andresti d'accordo con chiunque. Mentre prendo coraggio per andare a bere un bicchiere d'acqua controllo dalla finestra se mia madre ha lasciato qualcosa steso fuori, e mi fermo un po' a guardare il cielo. Infondo non è così impossibile provare ad immaginare delle nuvole colorate, o il sole a forma di cuore e di colore blu, o magari degli alberi che sanno di menta se ne stacchi un pezzo e lo metti in bocca velocemente come se ti sentissi una ladra e un po' ingorda. La luna di legno, chiodi che sono cicles, l'erba come stringhe delle Superga, le pesche come fragole, i kiwi come mele e le pere mandarini. Perchè non credere di vivere così, in pace con te stessa, dove c'è sempre il sole e sarebbe anche ora che smettesse di piovere, dove quel che sogni fai e quel che fai lo puoi cambiare, rimodellare e colorare. Ci proverò, lo farò, magari stanotte sognando, se riesco. Mi immaginerò un mondo così, e cercherò di trasformarlo in realtà, in modo da essere felice anche se c'è brutto tempo, se le nuvole sono mezze colorate e mezze no, forse ma se magari però.

domenica 25 novembre 2012

Ho Tutto E Non Ho Niente

L'altro giorno camminando per la strada ho notato una ragazza che era di fianco e parallela a me. Era alta più o meno uno e sessanta, forse, può essere. Aveva la frangia, delle scarpe con la suola alta, dei collant strappati, una giacca grigia, una camicia a quadri, una grande sciarpa beije e lo zaino. Camminando per la strada ho notato i suoi modi di fare. Camminava insicura, ma nello stesso tempo con grinta, il suo sguardo era quasi assente; in realtà, anche se continuava a guardare il pavimento, lei non c'era, con la mente era altrove, sulla sua testa era come se si stessero creando delle icone: nuvole, fiori, rose, temporali, arcobaleni, facce felici, tristi, gelose, stupite, che rispecchiavano tutto quello a cui stava pensando. A volte le venivano gli occhi lucidi, scendeva una lacrima, e velocemente la toglieva dalla sua guancia. Era una ragazza particolare e voleva esserlo. Una di quelle intelligenti, che ha un'idea del mondo tutta sua, come quella che ha sulle persone e su sè stessa. Una persona con cui puoi parlare ore, che dà consigli ma non ne segue uno. Fragile, come il petalo di una rosa, come un bicchiere di cristallo, come una bolla di sapone. Non ha nulla di chiaro, vive minuto per minuto, l'organizzazione ce l'ha, ma può cambiarla cento volte. E' una ragazza che non viene capita, non viene interpretata, che non si spiega il perchè, a volte le viene il dubbio di essere sempre in torto, anche se è certa che non è così. Fa le cose e poi non capisce perchè le ha fatte. Si pente e si sente in colpa appena ha finito di farle. E' bipolare. Ha tanto e non ha nulla. E' triste e felice, vestita bene e male, piange e ride. E' stufa, scoraggiata, abbattuta, ma tanto forte. E così cammina per la strada, per un percorso ancora sconosciuto, anche per me. Ma comunque camminiamo parallele, una di fianco all'altra. Senza una meta, senza conoscerci, senza rivolgerci parola.

lunedì 17 settembre 2012

Son Soddisfazioni

E' finita, subito iniziata, dieci giorni per riposarmi bene, dopo questa lunga estate. Lunga, molto. Più che altro noiosa, una di quelle estati che dici "potevamo anche evitare". Quando invece tutti sono contenti, ci si riposa dopo nove mesi di scuola, che bello. Bello, molto, proprio. Per me, e purtroppo non solo, non è stata una passeggiata. Complicata, ecco. Un miscuglio di cose, in continuazione, prima una poi l'altra e l'altra ancora. Problemi che non finivano mai, ne finivi uno e già ne iniziavi un altro. Problemi senza senso, che una volta risolti dici "Perchè, ma perchè?!". Ho trascurato tutto, a parte me. Non ho più scritto, ho litigato pesantemente con il mio ragazzo, continuavo la sera a piangere in silenzio, senza nessuna preoccupazione di dove e con chi fossi. La maggior parte delle volte in camera mia, da sola. Non mi sentivo pronta, si può dire? Profana, così per vantarmi di aver imparato una parola a scuola. Non mi sentivo degna, capace. Così non affrontavo, mi lamentavo più che altro. Continuavo a dire, a non fare, a criticare, a non affrontare. Mi sono dedicata a me stessa, forse ero obbligata, si, ma mi ha fatto piacere, molto. C'è stato un momento in cui non ce l'ho più fatta. Sono "sbroccata". Stavo esagerando. Ho messo la mente a posto, da sola. Ho trovato le capacità per farlo. Una cosa alla volta ho costruito un grande grande castello di carte, e non avevo nessuno di fianco che potesse soffiarci sopra e farlo crollare tutto. Con calma, da sola, carta per carta, sono andata su, sempre più su. Non dico di aver eliminato i momenti di sconforto, ma diminuito sicuramente. Per una persona insicura come la ero io, con zero autostima, che pensa di non sapere far nulla, è difficile eliminare i momenti tristi, cupi e neri e scuri e grigi e bianchi e neri, e, e. Ma ce l'ho fatta, ci sono riuscita. Se piango adesso è per il mio ragazzo, spesso di gioia, quando è di tristezza è talmente pesante che non piango nemmeno. Sono arrivata a questo punto, sono di un felice inimmaginabile. Sono stata troppo stupida, lo ammetto, lo so, continuerò a ripeterlo. Ma quest'anno io cambio. Cambio molto. Sono motivata, tanto, ho imparato, tanto. Voglio arrivare alla prossima estate e dire, con un sorriso stampato sulla faccia "Che bello, è estate". Sarà un importante duemilatredici, un anno con la svolta. Quanto sono soddisfatta

domenica 1 luglio 2012

Che Idea Intitolarlo Apnea

La tua mente divisa in due parti, Realtà e Aspettative. Due parti del tuo cervello e dei tuoi pensieri e dei tuoi viaggi mentali che non coincidono mai. Quando ti senti libero ma mai fino in fondo, qualcosa che ti frena, ti dice di no, forse infondo non ne hai molta voglia. Lasci andare, ma non per sconfitta, forse perchè non hai più voglia di vedere tutto davanti a te che si sgretola, sei stanco e annoiato. Una volta ero sul ciglio di una strada, che forse aspettavo una mia amica, non lo so, non mi ricordo. Comunque, ero seduta su un marciapiede, con quella posizione un po' strana, che a spiegarla non la si capisce: quando hai le gambe piegate contro di te e le tieni strette con le braccia che si uniscono al centro.. Non ha importanza. Guardavo tutte le persone che passavano, ascoltavo tutte le voci, osservavo tutti gli occhi e gli atteggiamenti. E che in un attimo sono successe una maree di cose in uno spazio piccolo così. E c'era chi rideva o chi piangeva, ragazzi che fumavano e sputavano, una ragazza che si metteva il rossetto mentre l'amica le sorreggeva lo specchio. Mentre io ero lì, a vedere quello che succedeva intorno a me, pensavo che alla fine io e tutti e tutto siamo in un grande grande sacco pieno di fantasie, giochi, baci, amore, odio, sogni, diverse realtà, fotografie, musica, disegni, apnee. Che non respiri, che sott'acqua ci sei tu e forse basta, silenzio completo, i capelli che scivolano, le mani che accarezzano, le gambe che si lasciano andare, la pelle liscia, la leggerezza che hai, come un foglio di carta, la velina, come per spegnere un fiammifero, che basta un soffio leggerissssimo, e subito spegni, distruggi, finisci, senza neanche accorgertene. Che poi non sai neanche a cosa pensare quando sei in apnea, è tutto così morbido che pensi a quello e basta. Pensi che alla fine stai bene, che alla fine andrà tutto bene; e se non va tutto bene, allora vuol dire che non è la fine. Ed è per questo che ho pensato che, se mi fosse ancora capitato di non riuscire a far coincidere aspettative e realtà, mi sarei seduta sul ciglio di una strada, e avrei osservato ancora. O forse, mi sarei buttata in piscina la notte, sotto stelle e Luna, in apnea, in silenzio, da sola, io e la morbidezza, Sfiorarsi. Magico

mercoledì 23 maggio 2012

Vi Amo, A Domani.

E' da tanto che non scrivo, no. Mi siete mancati, Undici Diamanti, lo so. Stasera è una serata speciale, è il ventitre maggio, un mercoledì, a parte tutto è stata una bella giornata. Ma tra brividi e lacrime, sorrisi e "io sto per sclerare". Non ho mai sperato che il giorno dopo fosse giovedì, è il giorno più pesante della settimana, a scuola ci danno più compiti, più argomenti da studiare, due ore di latino consecutive non sono una passeggiata; e poi giovedì non è ancora venerdì, e non è ancora vicino al weekend. Ora no. Ora è la cosa che desidero di più. Che il tempo scorra il più velocemente possibile, che ventiquattro ore passino come se passasse un minuto, che siano le 21.02 di domani sera, e in quell'istante si blocchi tutto, che niente e nessuno si muova, che tutti ascoltino Loro, Lui. Solo loro, quella musica, la sua voce, i suoi occhi. Ora è la serata più bella della mia vita, anche solo l'attesa. Non ci voglio pensare, che ora sto piangendo come una disperata, ascoltando una delle mie canzoni preferite, che mi sto rileggendo tutti i testi per saperli a memoria, che mi sto dando lo smalto fucsia fluorescente che spicchi tra tutti. Non sarà così, ma per me si. L'idea di cantare insieme ad altre persone come me, di alzare le mani, urlare, piangere, e ridere e sorridere, e sedersi, osservare tutti, osservare loro, l'amica d'oro che hai di fianco, osservare Te. Che non è mica facile, sai? Non tutti si sanno osservare, guardarsi con occhi degli altri. Non tutti sanno auto giudicarsi. Sarò lì, il ventiquattro maggio, alle ventuno e zero due io sarò presente. Con la mia omonima, Emma, sarò al concerto dei Coldplay. Solo adesso sto passando la serata più bella della mia vita, e non voglio andare oltre. Quanto piangerò, quanto la abbraccerò. E' il mio sogno, si sta avverando. Non aggiungo più nulla. Che questa sera e soprattutto domani mi accompagnino loro alla felicità, ai brividi e alle emozioni forti che proverò. Che ci pensino loro. Vi amo, a domani.

martedì 20 marzo 2012

Chi Lo Sa


La scuola andrà, andrà come deve andare, darò il massimo di me. Ma come si fa, chi lo sa. Chi è capace ad amare tutto, tutto di una persona, chi è capace a disegnare, disegni che non puoi capire, che sono viaggi su viaggi. La mia mente va, va come deve andare. La mia voce va, va e canta, intonata o no, che sia. Le mie mani vanno, scrivono su pagine bianche, su righe storte, su quadretti non perfetti. Come un po' tutto quello che ho, non cose perfette, ma neanche disordinate, o forse la mia camera. Ma mi sento bene così, non perfetta, con qualcosa di particolare, che spicca in me, ma che ne so cos'è. Sarà la luce degli occhi, sarà il mio grande orecchino sinistro, o le mie labbra piccole. Chi lo sa. Chi lo sa come sarà tra una settimana. Chi lo sa come andrà in gita, che parto lunedì. Chi lo sa che pensieri farò, se altri tre quarti d'ora li passerò a mandare a @ancul@ quello che è stato il mio ragazzo. Chi lo sa se scoprirò cose nuove, cose mie, miei pensieri, opinioni, frasi, timidezze, segreti o particolarità. Mi scoprirò, come ho sempre fatto e sto continuando a fare, e chissà, chi lo sa, se mi piacerò o no. Sono una sconosciuta a me.
Piacere, Emma. Ho quindici anni appena fatti, amo e odio, rido e piango, urlo e taccio, corro e cammino, scrivo e disegno. Sono una persona, un essere umano, non ho nulla di speciale, non mi piaccio, non so mai come vestirmi la mattina, anche per andare a scuola; sono paranoica, sono lunatica, sono antipatica, isterica e timida. Forse una dicotomia petrarchesca, ma è quello che sento di essere.
Chi lo sa, se mi sbaglio, mio padre mi ha insegnato che il giudizio che conta non è il tuo, bensì quello degli altri.
Sarà così, chi lo sa. La mia mente va, le mie mani pure, e la mia voce, anche.

mercoledì 22 febbraio 2012

Forse Tante, Forse Troppe



Ma a quanto continua ad andare veloce la nostra mente. Quanto parla parla e parla. Quanto pensa, quanto studia, quanto canta, quanto urla, quanto interpreta, e legge e scrive e bisbiglia e cambia opinione, ora e ora e ancora. Quanto immagina, quanto sogna. Ma quante, quante parole dice, quanti pensieri contorce. Quanto ragiona e quanto si stupisce? Ogni volta che pensiamo a qualcosa ci basta un piccolissimo particolare che già pensiamo ad altro, che facciamo collegamenti su collegamenti, battute, pensieri strani. Come se fosse una lunga lunga strada che non finisce mai, piena di incroci e di problemi da risolvere. Quanto è complicata, quanto siamo complicati, quante parole facciamo, quanto ho ripetuto la parola Quanto. Quanto mi sento strana, libera, contenta, spensierata. Forse è l'amore che inganna? Forse è l'amore che fa quest'effetto? Forse è come se fosse una droga, no? Non si capisce più niente, hai la testa sempre altrove, ti dimentichi tutto, non saluti neanche più, sei in altro pianeta, che solo tu sai, che solo tu comandi.
Ma è Così bello.
Forse ho fatto tante parole, forse troppe. Ma, ripeto, Forse.

venerdì 30 dicembre 2011

Una Qualunque Semplice Melodia


Che strana sensazione è mai questa, che son le cinque del mattino e il sonno lo vedo lontano chilometri e chilometri, che ho il cuore che batte, impazzito, non sta più dentro, non so cosa fare per tranquillizzarlo, con lo stomaco che si lamenta, che urla, che brontola e brontola, con due anelli messi vicini nel terzo e nel quarto dito della mano destra che nulla c'entrano tra loro. Ma che sensazione è mai questa? Che sono felice, soddisfatta di tutto quello che ho, soddisfatta di tutto quello che sono, di tutto quello che penso, e tutto quello che vivo. Ma riuscite a darmi una spiegazione? Quale? Qual è? Io no, non riesco. Che ne sono circondata e provo, ne provo tanto, un po' troppo, no il giusto, non c'è misura, provo amore, amore per ogni singola cosa che è attorno a me. Per ogni sfaccettatura luminosissima del mio enorme diamante più prezioso che ho, composta da Sei, solo sei persone; per ogni mio cane, ogni mio gatto, ogni mio paio di scarpe, ogni mia collana e orecchini e anelli e maglie e pantaloni e trucchi e bellezza, tanta bellezza. Ma qual'è? Qual'è l'aggettivo adatto per descrivere tutto questo? Forse perfezione? Forse immensa felicità? Forse gioia infinita? No, io credo che la risposta sia molto più vicina. La semplicità, rende uniche tutte le cose che circondano me, adesso. E io amo, amo La Qualunque. Una spiegazione così vaga, ma, anche essendo le cinque e tredici del trenta dicembre duemilaundici, il sonno si sta facendo sempre più sentire. C'è una melodia che suona nel silenzio di tutto questo. Semplice, indistruttibile.
Una Qualunque.

domenica 13 novembre 2011

Questo Post Non S'Intitola 'Vorrei'.

Vorrei essere la tipica ragazza acqua e sapone, quella che quando la vedi ti sciogli per quanto possa sembrarti tenera.

Vorrei non solo sembrarlo, ma anche esserlo.

Vorrei essere un pezzo di pane. Senza nessun difetto.

Vorrei riuscire a non piangere mai, a capire di più, ma soprattutto a fregarmene di più.

Vorrei essere più infantile, in modo da trovare persone della mia età con cui stare bene.

Vorrei non essere così. In questa situazione. Ora.

Vorrei riuscire a combinare qualcosa.

Vorrei riconoscere la mia ombra.

Vorrei avere un percorso ben chiaro da fare nella mia mente.

Vorrei che la mia tipica frase "Quello che desideri davvero, con tutta volontà del mondo la ottieni. E' sicuro." durasse ancora, vorrei ripeterla ancora, vorrei dire che l'ho provato, testato, e stra provato e stra testato.

Vorrei cantare molto meglio di quanto io sia capace ora.

Vorrei che le persone, in un modo o nell'altro, non ti fregassero e non ti deludessero.

Vorrei trovare un posto fisso dove stare, senza continuare a svolazzare qua e là, senza avere una posizione permanente, senza sicurezze.

Vorrei avere la testa alta, senza rancore, e con sicurezza.

Vorrei che il mio migliore amico tornasse indietro. E' una delle poche persone alla quale ho voluto un bene inimmaginabile.

Vorrei. Vorrei molte cose. Vorrei troppe cose.

Vorrei non volere così troppo.

mercoledì 5 ottobre 2011

Come Se.

Sembrava un cerchio perfetto. Con il cielo color celeste. Sembrava infuocato, Rosso. Lo guardavo con una faccia sconvolta, pensierosa, forse un po' arrabbiata. C'era la nebbia intorno. Lo guardavo e non capivo. Lo fissavo e non mi accecava.
Sembrava un cerchio perfetto, come quelli che si fanno con il compasso, in geometria. Nel mentre pensavo. Non mi ricordo bene a cosa. Forse a tante cose, forse pensavo troppo, forse per un attimo sono riuscita a non avere niente in mente. Non mi ricordo nulla. Solo questa palla che sembrava minuscola, sola nel cielo. Non mi ricordo su che strada, non mi ricordo quello che mi padre ha detto a proposito. Pensavo che forse quel Sole così com'era lì, non l'avrei mai visto.
Mi piace pensare al fatto che mi sia rimasto impresso nella mente così. Come quasi fosse stato un trauma. Come quasi avessi già pensato di non scordarlo mai, di pensarci ancora adesso, di scriverci queste poche righe a riguardo. E' stato un momento di poesia.
Non sarei mai riuscita ad immaginarlo. Ero in stand-by. Non riuscivo a guardare altro.
Come Se mi chiamasse, Come Se volesse parlarmi, Come Se volesse farmi capire qualcosa, Come Se volesse farmi sorridere.
Come Se. E basta.

domenica 18 settembre 2011

Serenity.

Piove, ma c'è anche il Sole, oggi. Oggi è una giornata particolare, molto interessante, almeno quel giusto. E' stata la mia prima settimana del Liceo Classico Giovanni Plana. Quant'è bella quella scuola. Quanto la sento già mia, sul serio. La trovo adatta a me. Penso che se non l'avessi scelta non sarei felice come lo sono adesso. Ho lo studio organizzato, ogni giorno penso "Bene, oggi devo fare: questo, quello, quell'altro e ripassare ancora questo". Sono contenta. Con le mie amiche sto bene, con i miei amici pure, conosco la maggior parte dei miei compagni, ho i vestiti che mi piacciono, gli anelli anche, e le scarpe pure. Ho tutto il bene che desidero, ho tutta la felicità che mi serve, tutta l'energia necessaria per iniziare bene questo periodo. Questo tempo mi piace e mi da' carica. Fuori piovono gocce che assomigliano a monete da due euro. Continuo ad essere soddisfatta di quello che faccio, della lunghezza dei miei capelli, e della musica nuova che ho nell'Ipod. Vorrei che periodi come questi non finissero mai. Desidererei questa serenità e questa e pace in tutti i giorni dell'anno. Non tutto è possibile, certo, ma adesso, cerco di godermi fino in fondo questi. Nulla di speciale, ma sto bene, tanto, e volevo scriverlo, dirlo, comunicarlo.
Come delle nuvole leggere. A me hanno sempre trasmesso serenità.

venerdì 26 agosto 2011

Elegante.

Elegante tutto. Dalla prima persona che è passata per Questa casa, fino all'ultima. Elegante il modo di parlare, di svegliarsi, di ridere, di scherzare, di fare colazione alle due di pomeriggio, di arrivare a casa alle sei di mattina. Elegante il bel modo che abbiamo nel viverci dentro. E' aperta, estiva, solare, così nostra, così senza fiato. Che per me un'estate senza venire in questa terra è indefinibile, perchè qui sto bene come da nessun' altra parte. Perchè sento veramente la sensazione di essere libera, di fare un po' come se avessi qualche anno in più. Ci credo, con tutti i ragazzi maggiorenni che mi circondano, fratelli, cugini, e non. Che qui la spiaggia ideale è L'Isola Dei Gabbiani, ma che tanti gabbiani non ne ho visti mai. Che qui canti, che qui molto spesso si urlano cori da stadio, che qui si fa la gara di chi indovina più canzoni, che qui si gioca a poker alle quattro di notte, con le candele accese, e il buio e più niente. Che in questa casa vivrei sempre. Che questa casa la amo così com'è. Che quest'estate è quasi già passata, ma non c'è niente che io vorrei cambiare di quello che ho vissuto e passato quest'anno. I miei pensieri e la mia mente sono così. Liberi, scialli, dolci. Anche eleganti. Si.

domenica 26 giugno 2011

Give Me Freedom. And a beer, please.


Sono libera. Si, mi sembra vero, perchè non vedevo l'ora di arrivare a questo punto. Ma non posso dire che non mi dispiaccia neanche un po'. Mi dispiace molto aver lasciato le medie, per l'ambiente in cui vivevo ogni giorno. Ma non voglio ricordare ogni minimo gesto e ogni comportamento che avevo in quella scuola, perchè ormai un capitolo si è chiuso, basta. Ora aspetterò l'entrata al Liceo. Ma non voglio neanche fare la bambina che si stupisce di ogni cosa riferita a quel tipo di ambiente. Sinceramente, non so che scopo possano avere queste righe, ma avevo tanta tanta voglia di scrivere, di non pensare alle parole che sto stendendo in questo computer rosa come il fiore che ho nel piccolo giardino sotto la mia finestra. Perciò, senza uno schema, come quello che ho usato nel tema della prova dell'esame, Scrivo. Cose inutili, oppure no. Cose che servono a me, che mi serve vederle scritte. Sono cose confuse, sono scritte che non riesco proprio proprio a vedere bene, forse per colpa di un poco di birra in più, bevuta a pranzo con le nostre Australian Friends. Ma non importa. Adesso non importa più. Certo non esagero, ma perchè no? Dai, solo un goccio.
Ho amato la sensazione di saper ripetere il mio argomento d'esame. Anche se, per tutta l'agitazione che si è accumulata in me, anche se non la dimostravo assolutamente, non riuscivo bene bene ad andare avanti, e come sfogo, appena essere uscita da quell'aula così buia e insignificante e ansiosa, sono scoppiata a piangere. Bel colpo.
Ora è il momento di riscatto, di non pensare a niente tutto il giorno, incendiare con un accendino color del cielo (e del mio smalto fresco) tutti i quaderni, tutte le traduzioni di inglese fatte, tutta la mia tesina, tutte le fotocopie, il libro di scienze, di algebra, di storia. Andare avanti, con una birra in mano, con una borsa sulle spalle, occhiali da Sole. Godermi questi giorni di silenzio, tranquillità, sciallamento. E così sia.
Giuro, non succederà più che passi così tanto tempo da un post all'altro.
Hola.

domenica 24 aprile 2011

Veri Eppi Ister

Stasera è andata così. Troppo comune addormentarsi con il buio della Luna, ho preferito aspettare la luce del Sole. Con i pensieri, con le solite risate che vengono quando si pensa ad una vecchia battuta, con un vecchio amico. E' così, pensando alla tesina che devo iniziare il giorno dopo, alla passeggiata con i cani per un po' di svago che organizzo già adesso. Mi addormento alle sei e mezza di mattina. Questo tempo di libertà, che si sussegue ad un periodo di urla, e sgridate, e cavoli amari, per non dire altro. Per questo periodo di grande, grandissima comprensione, per aver messo a fuoco tutto, o credo. Per aver messo ordine tra i binari della mia mente che, non si sa come, erano stati completamente mandati fuori strada, ma non poco, eh. Con queste uscite con amici e amiche, che si ride in continuazione. Con questo periodo di strana normalità, che comunemente viene chiamata felicità, forse, con l'Ipod alle orecchie, urlando, cantando, ridendo e correndo, posso dire di essere serena. Invincibile. Strano sentirlo dire da me, che molto spesso, troppo spesso, i pensieri mi fanno rinchiudere in me stessa e non mi fanno uscire più. Non è questo caso. Mi sento veramente carica, probabilmente perchè sto riuscendo a fare quello che voglio, in tutti i casi. Con ciò, Veri Eppi Ister diar pipol, la tesina di geografia sull'India mi sta aspettando. Ma che problema c'è? Ma infatti si,nessuno.

giovedì 31 marzo 2011

Paure e lacrime


Nè uno, nè l'altro. Almeno credo. Questo periodo è strano, e non capisco il perchè. Questo momento è così, e non capisco il perchè. Non riesco a decidere se sono felice o triste, e non capisco il perchè. Bè, non capisco quasi mai il perchè della mia felicità improvvisa o della mia tristezza profonda. Però, almeno avere un'idea, anche vaga, trovare un aggettivo per descriverla. La situazione, intendo. Ma, niente. Non ne trovo nessuno. Quando tutto sembra andare benissimo, di giorno in giorno, e poi penso a quello che farò, come sarò, con chi sarò, tutto svanisce. Uno potrebbe dirmi Non Pensarci, Emma, Se Ti Fa Star Male, Perchè Continui A Farti Problemi? Me li faccio, invece. Perchè non posso essere così, non posso cavarmela solo di giorno in giorno, non posso essere così menefreghista, pensare solo a quello successivo, senza neanche avere una vaga idea di quello che sarà il mio futuro. Perchè? Ma perchè è così bianco e nero, senza colori, senza Sole, senza il prato verde e senza il cielo azzurro? Tutto una tinta unita: nero. Tutto grigio, ma un grigio scuro. Ogni giorno ho pensieri diversi, ogni giorni idee diverse, ogni giorno impressioni diverse, ogni giorno speranze diverse, ogni giorno diverso. In uno sorrido, e in un altro piango e taccio. Non parlo di niente, con nessuno. Non so neanche che argomenti trattare, e non so con chi. So, però, che starei male a parlare. So che sarei ancora più chiusa. So che piangerei, senza motivo, e non capisco perchè. Ho voglia di divertirmi, tanto. Ho voglia di avere qualcuno veramente tanto vicino. So che di amici e di amiche ne ho, tanti. Ma quelli veri? Eh, oh. Non li conto, piangerei. Che poi, non è che pianga. Ho paura a farmi vedere così debole dalle altre persone. Infatti le lacrime le tengo per me. Alla fine, non piango perchè non ce n'è motivo. Non piango perchè devo pensare positivo. Non piango perchè non devo. Non piango perchè prima penso, forse troppo. Non piango perchè odio piangere, anche se tutti i motivi che sono racchiusi nelle lacrime se ne andrebbero. No, devo risolverli, non posso, non devo farli scappare così. Rido per non piangere. Rido perchè è bello, anche se il mio sorriso mi piace poco. Rido per far stare sereni gli altri. Rido perchè non voglio domande sul perchè piango. Rido perchè è l'unica cosa che mi rimane fare. L'unica cosa bella. L'unica che un po', anche se in maniera abbastanza scarsa, mi fa sentire sollevata e serena. Serena? Ma dove? Rido perchè c'è il Sole, perchè, almeno oggi, il cielo è azzurro, i prati sono verdi. E la mia mente? E' colorata? No, per niente. E' serena? No, per niente. E' ordinata e organizzata? No, per niente. E cosa mi rimane fare? Ridere? E perchè ridere, per nascondere il tutto? Piango, me ne frego se i pensieri e i ricordi se ne vanno. Il contrario di quello che ho detto prima, meglio così. Niente di niente. Paure e lacrime. Sono debole, e lo dimostro.
Voglio che tutto intorno ci sia solo la vita per me. Voglio che notte e giorno mi convincano. Voglio che capisca che il cielo è bello, perchè infondo fa da tetto ad un mondo pieno di Paure e Lacrime. Piangerò, altrochè, ma dopo un po' la vita mi sembrerà più facile, più fragile. Ricomincerò. Tu Dici?

sabato 5 marzo 2011

Nulla di che

Pensavo mi sentissi meglio, più grande. Però, è strano, non mi era mai capitato di essere agitata. Si, ieri era il mio compleanno. Quattordici. Non sono tanti, no. Ma ho sempre più voglia di essere più grande, di poter fare più cose. Forse corro un po' troppo, come mi dicono in tanti. Forse devo ancora godermi quest'età, che è un incrocio tra la maturità e l'infantilità. Niente festa, niente amici o amiche in casa, niente torta con le candeline, niente inviti da stampare dal computer, niente vestitino carino per il Mio Compleanno. No, voglio una serata tranquilla, solo con voi. Con un vassoio di salame di cioccolato al posto di una torta. A casa, liberi, con la pace che ci circonda. Perchè, almeno per il giorno del mio compleanno non voglio avere la responsabilità di niente. Voglio prendere il bicchiere, alzarlo, e brindare. Non so neanche io a cosa. Ma, nulla di che. Non mi sento più grande, non mi sento diversa, non mi sento più responsabile. Anche se ho un anno in più, adesso, non è cambiato niente. E' solo un numero. Io sono sempre uguale. Il tredici se n'è andato, è partito, non c'è più, o almeno spero. Rimarrà comunque una parte di me, qualcosa che mi ha fatto crescere. Strano assumere tutta questa responsabilità a due inutili cifre, quasi sembra un'esagerazione. Però è così, è stata una bella esperienza. Non c'è, ora, è partito e non torna. Ora, solo ora che ci penso, dopotutto non mi ha così spaventata, questo numero. Mi ha solo accompagnata per trecentosessantacinque giorni della mia vita, sono solo io che ho fatto viaggi e pensieri strani. Diciamo che, non è stato nulla di che. Quattordici. Ti trovi diversa? Ma in cosa dovrei sentirmi diversa? E' un numero in più. Ripeto, non è Nulla Di Che.

martedì 22 febbraio 2011

Il silenzio

Vivere di notte è più bello. Ti senti più libero, più te stesso, che puoi fare quello che vuoi. Vivo di notte per riflettere, per pensare a ieri, a oggi, a domani. Che in questa settimana sono successe tante cose, che nemmeno sto ad elencare, manca la voglia. Vivo di notte perchè amo vedere la Luna, le sue fasi, e come si trasforma. Vivo di notte per cantare, per leggere, per sorridere, per parlare ad alta voce anche da sola. Oggi, vivo la notte perchè ho una tosse da spavento, e un mal di testa ancora più potente, che mi fanno addormentare alle sette di sera, e non mi fanno ancora dormire alle due meno un quarto della notte. Vivo di notte per sistemare i miei braccialetti, che sono sempre stati una mia passione. Vivo la notte per mettermi lo smalto, magari non si sbecca, lo spero. Vivo la notte per rilassarmi, per distendere i muscoli, per stare immobile e guardare fuori dalla finestra. Vivo la notte per sentire il silenzio, per sentire come si ambienta il mio respiro con tutto questo. Vivo la notte per voler fare foto, non so neanche io a cosa, ma mi piacerebbe prendere la macchina fotografica e andare fuori. Non vivo il giorno perchè dopo un po' la luce mi stufa, perchè non mi è mai piaciuto il troppo rumore, mi piace la pace e il silenzio, che riesco a riconoscere solo nella notte. Vivo le ore buie per scaricare canzoni Rock, che mi danno carica, che mi fanno impazzire. Vivo la notte perchè mi va. Mi fa stare bene. Sono serena, durante la Notte, ed è per questo che la vivo, sospiro e sorrido. Non ci credo. Lo smalto si è sbeccato anche con la Luna. E' destino. Però così non vale.

lunedì 24 gennaio 2011

Un sorriso, con affetto

Questo periodo si, finlamente. Posso dirlo: sono felice. Non che prima io non lo fossi, assolutamente. Sono felice per vari motivi, come il fatto che ora è decisa la scuola, che mi diverto come una matta, ogni giorno, che ho tutto organizzato, tutto a posto. Sarà scientifico, alla fine, ora ne sono convinta. Qualcosa che va storto? Niente. Quella sensazione che provi quando è tutto come vuoi tu. Quel piacere, quel gusto. L'altra sera mi si sono tolte tutte le canzoni dall'Ipod, non m'importa, anzi, forse è meglio. Sistemo tutto, metto la musica che mi piace veramente, non mi faccio più prendere dal panico. Sono calma, la quiete mi circonda, mi gira tutta intorno. E che bella sensazione c'è, più di questa? Quando sai che tutto è in ordine, senza pensieri, la tua vita sarà, chi vorrà vivrà in libertà. E così è. Vivo in libertà. Se qualcuno mi parla io canto. Canto e non ascolto nessuno. Rido, scherzo, e se qualcuno vuole farmi star male, no, tanto non ce la fai. Tu, non sai quanto è forte la vera felicità, non riesci a capirlo. Non sai che quando c'è, è difficile che possa andarsene facilmente? Se non lo sai te lo dico adesso. Sto bene anche se a volte ho le mie giornate no. Quando voglio stare da sola, magari a studiare, in biblioteca, perchè no? Si sta bene, da soli. Sarà che ho imparato a stare bene con me stessa, che adesso provo piacere, anche se a volte mi sento sola. Mi fa piacere, perchè so che da sola maturo ancora di più, e chi non c'è, chi se n'è andato, cosa posso dirgli? Niente. Un saluto, con affetto, un sorriso, uno di quelli sinceri. Vedo colorato, non più in bianco e nero, quello che prima odiavo e che ora amo. Lo amo nelle foto, che sembrano vecchie, di anni passati, usate, con una storia. Lo amo perchè ora lo vedo concreto, e non più in me stessa. Meglio così. Ora sono cambiati i colori, sono quelli dell'arcobaleno, brillano, sorridono, sono felici, come la sono io. Che, non mi sono ancora capita bene, ma, adesso, cosa posso farci? Cosa ci penso a fare? Per rinchiudermi, per pensarci tutto il giorno? Non ci penso neanche, no. Non voglio. Ha chiamato Pumbolone. Sono ancora piccola, fidati. Sto al gioco, anche se so che Pumbolone è un Labrador, un cane, che non può chiamare. Sorrido e penso, cos'è che ha detto? Pumbolone, intendo. Mandagli un saluto, con affetto, un sorriso, uno di quelli sinceri. Voglio trasmettere felicità, anche a lui. Io ora sono spensierata, e tu?

martedì 28 dicembre 2010

E' Orione, ormai lo so


Siamo partiti così, senza neanche sapere con certezza dove e perchè stessimo andando. Forse per vedere vivere altre persone, per interessarci ad altre culture. Per scoprire altri mondi, tutti diversi da dove viviamo noi, ma così uguali a quello che vorremmo essere. Tutto ci sembrava immenso. E quel deserto, che era silenzioso. Ma tutto lo era. Compresi noi. Che continuavamo a fare foto, per paura di dimenticare. Per poi rivedere e dire "Si, tutto era magnifico". E lo ripeterò fino a che sarò viva, fino a che la mia mente funzionerà ancora. Eravamo incantati, più di un cobra dal suo padrone. Il deserto: l'incantatore di uomini. Ma in generale tutto, tutta questa vacanza. Tutto questo continuo stare insieme, perchè non si poteva scappare. In questo momento dove tutto sembra riprendersi. Un treno che si è fermato per il mal tempo, per ripartire deve metterci il doppio, o il triplo delle fatica. Così sarà. Come in questa vacanza. Non ci divideremo, ma come non è stato mai. Ma torniamo al Marocco. La cosa che mi piaceva di più era osservare come viveva la gente, fotografando, qualsiasi cosa. Volevo immortalare le nostre espressioni, in che modo vedevamo quello che era intorno a noi. Prima Marrakech, tempestata da persone di qualsiasi genere, da bancarelle, dal souk pieno di moto, motorini, macchine e biciclette. Poi Ouarzazate, dove gentilmente e amorevolmente per un incidente ho per sbaglio lasciato il Suo Forrest, il Suo golfino nero, la Sua maglia con la corona. Gran colpo. Successivamente ci siamo spostati a Merzouga. E' lì, che è stata l'esperienza più bella della mia vita. Dove la sera che siamo arrivati siamo andati ad osservare le stelle, quell'inconfondibile Orione. Ormai lo riconosciamo subito. Dove appena arrivati ci hanno travestiti da pashà e hanno fatto foto con noi, e hanno suonato la chitarra per noi, la luna pienissima, per noi. Tutto era organizzato per il nostro arrivo, o almeno, così ci piaceva credere. Il pomeriggio dopo, il deserto ci aspettava. I dromedari pure. Ciccio, Lello, Dario, Barbasteu, Il più pazzo e Roberto (che, si, è un nome da dromedario). Il giorno dopo il nostro viaggio ha cambiato direzione, e piuttosto che andare verso il deserto, è tornato indietro, per raggiungere Marrakech, e per poi partire. Una sosta a Telue ci ha fatto conoscere una guida, marocchina con l'Iphone, che studia a Torino, e che è andato in vacanza in Sardegna. Era un grande, e forse ci verrà a trovare in Sardegna la prossima estate, Inshallah. Per mia grandissima fortuna, tornando a Ouarzazate abbiamo ritrovato tutto quello perso precedentemente. "Quel gran culo di Emma, non ha rovinato la vacanza" Olè. Si conclude così, tornando a Marrakech, quella Nuova, però. Dove tutto è diverso, tutto più ordinato, più pulito. Dove c'è il Mc, nel quale abbiamo passato l'ultima nostra cena marocchina. Eccoci qua. In un albergo quattro stelle lussuoso, che dormiamo stanchi morti, dopo la nostra bloccata nel souk per arrivarci, con la macchina. Ripensiamo a tutto quello che abbiamo passato. A tutta questa vacanza senza aggettivi, perchè non la si riesce a descrivere. "Ditemi la cosa che vi è piaciuta di più, e quella che vi è piaciuta di meno", chiede Lei. La più bella è stata la passeggiata sui dromedari, la più brutta non c'è. "Non vale, devi dirne una". Non c'è. Non esiste. Tutto è andato a meraviglia. Mai scorderò tutto questo. Nè Orione, nè la duna che confina con l'Algeria e tanto meno il loro modo di vivere. Quando sarò grande magari ritorno, da sola. Senza nessuno. Inshallah.