domenica 26 giugno 2011

Give Me Freedom. And a beer, please.


Sono libera. Si, mi sembra vero, perchè non vedevo l'ora di arrivare a questo punto. Ma non posso dire che non mi dispiaccia neanche un po'. Mi dispiace molto aver lasciato le medie, per l'ambiente in cui vivevo ogni giorno. Ma non voglio ricordare ogni minimo gesto e ogni comportamento che avevo in quella scuola, perchè ormai un capitolo si è chiuso, basta. Ora aspetterò l'entrata al Liceo. Ma non voglio neanche fare la bambina che si stupisce di ogni cosa riferita a quel tipo di ambiente. Sinceramente, non so che scopo possano avere queste righe, ma avevo tanta tanta voglia di scrivere, di non pensare alle parole che sto stendendo in questo computer rosa come il fiore che ho nel piccolo giardino sotto la mia finestra. Perciò, senza uno schema, come quello che ho usato nel tema della prova dell'esame, Scrivo. Cose inutili, oppure no. Cose che servono a me, che mi serve vederle scritte. Sono cose confuse, sono scritte che non riesco proprio proprio a vedere bene, forse per colpa di un poco di birra in più, bevuta a pranzo con le nostre Australian Friends. Ma non importa. Adesso non importa più. Certo non esagero, ma perchè no? Dai, solo un goccio.
Ho amato la sensazione di saper ripetere il mio argomento d'esame. Anche se, per tutta l'agitazione che si è accumulata in me, anche se non la dimostravo assolutamente, non riuscivo bene bene ad andare avanti, e come sfogo, appena essere uscita da quell'aula così buia e insignificante e ansiosa, sono scoppiata a piangere. Bel colpo.
Ora è il momento di riscatto, di non pensare a niente tutto il giorno, incendiare con un accendino color del cielo (e del mio smalto fresco) tutti i quaderni, tutte le traduzioni di inglese fatte, tutta la mia tesina, tutte le fotocopie, il libro di scienze, di algebra, di storia. Andare avanti, con una birra in mano, con una borsa sulle spalle, occhiali da Sole. Godermi questi giorni di silenzio, tranquillità, sciallamento. E così sia.
Giuro, non succederà più che passi così tanto tempo da un post all'altro.
Hola.

domenica 24 aprile 2011

Veri Eppi Ister

Stasera è andata così. Troppo comune addormentarsi con il buio della Luna, ho preferito aspettare la luce del Sole. Con i pensieri, con le solite risate che vengono quando si pensa ad una vecchia battuta, con un vecchio amico. E' così, pensando alla tesina che devo iniziare il giorno dopo, alla passeggiata con i cani per un po' di svago che organizzo già adesso. Mi addormento alle sei e mezza di mattina. Questo tempo di libertà, che si sussegue ad un periodo di urla, e sgridate, e cavoli amari, per non dire altro. Per questo periodo di grande, grandissima comprensione, per aver messo a fuoco tutto, o credo. Per aver messo ordine tra i binari della mia mente che, non si sa come, erano stati completamente mandati fuori strada, ma non poco, eh. Con queste uscite con amici e amiche, che si ride in continuazione. Con questo periodo di strana normalità, che comunemente viene chiamata felicità, forse, con l'Ipod alle orecchie, urlando, cantando, ridendo e correndo, posso dire di essere serena. Invincibile. Strano sentirlo dire da me, che molto spesso, troppo spesso, i pensieri mi fanno rinchiudere in me stessa e non mi fanno uscire più. Non è questo caso. Mi sento veramente carica, probabilmente perchè sto riuscendo a fare quello che voglio, in tutti i casi. Con ciò, Veri Eppi Ister diar pipol, la tesina di geografia sull'India mi sta aspettando. Ma che problema c'è? Ma infatti si,nessuno.

giovedì 31 marzo 2011

Paure e lacrime


Nè uno, nè l'altro. Almeno credo. Questo periodo è strano, e non capisco il perchè. Questo momento è così, e non capisco il perchè. Non riesco a decidere se sono felice o triste, e non capisco il perchè. Bè, non capisco quasi mai il perchè della mia felicità improvvisa o della mia tristezza profonda. Però, almeno avere un'idea, anche vaga, trovare un aggettivo per descriverla. La situazione, intendo. Ma, niente. Non ne trovo nessuno. Quando tutto sembra andare benissimo, di giorno in giorno, e poi penso a quello che farò, come sarò, con chi sarò, tutto svanisce. Uno potrebbe dirmi Non Pensarci, Emma, Se Ti Fa Star Male, Perchè Continui A Farti Problemi? Me li faccio, invece. Perchè non posso essere così, non posso cavarmela solo di giorno in giorno, non posso essere così menefreghista, pensare solo a quello successivo, senza neanche avere una vaga idea di quello che sarà il mio futuro. Perchè? Ma perchè è così bianco e nero, senza colori, senza Sole, senza il prato verde e senza il cielo azzurro? Tutto una tinta unita: nero. Tutto grigio, ma un grigio scuro. Ogni giorno ho pensieri diversi, ogni giorni idee diverse, ogni giorno impressioni diverse, ogni giorno speranze diverse, ogni giorno diverso. In uno sorrido, e in un altro piango e taccio. Non parlo di niente, con nessuno. Non so neanche che argomenti trattare, e non so con chi. So, però, che starei male a parlare. So che sarei ancora più chiusa. So che piangerei, senza motivo, e non capisco perchè. Ho voglia di divertirmi, tanto. Ho voglia di avere qualcuno veramente tanto vicino. So che di amici e di amiche ne ho, tanti. Ma quelli veri? Eh, oh. Non li conto, piangerei. Che poi, non è che pianga. Ho paura a farmi vedere così debole dalle altre persone. Infatti le lacrime le tengo per me. Alla fine, non piango perchè non ce n'è motivo. Non piango perchè devo pensare positivo. Non piango perchè non devo. Non piango perchè prima penso, forse troppo. Non piango perchè odio piangere, anche se tutti i motivi che sono racchiusi nelle lacrime se ne andrebbero. No, devo risolverli, non posso, non devo farli scappare così. Rido per non piangere. Rido perchè è bello, anche se il mio sorriso mi piace poco. Rido per far stare sereni gli altri. Rido perchè non voglio domande sul perchè piango. Rido perchè è l'unica cosa che mi rimane fare. L'unica cosa bella. L'unica che un po', anche se in maniera abbastanza scarsa, mi fa sentire sollevata e serena. Serena? Ma dove? Rido perchè c'è il Sole, perchè, almeno oggi, il cielo è azzurro, i prati sono verdi. E la mia mente? E' colorata? No, per niente. E' serena? No, per niente. E' ordinata e organizzata? No, per niente. E cosa mi rimane fare? Ridere? E perchè ridere, per nascondere il tutto? Piango, me ne frego se i pensieri e i ricordi se ne vanno. Il contrario di quello che ho detto prima, meglio così. Niente di niente. Paure e lacrime. Sono debole, e lo dimostro.
Voglio che tutto intorno ci sia solo la vita per me. Voglio che notte e giorno mi convincano. Voglio che capisca che il cielo è bello, perchè infondo fa da tetto ad un mondo pieno di Paure e Lacrime. Piangerò, altrochè, ma dopo un po' la vita mi sembrerà più facile, più fragile. Ricomincerò. Tu Dici?

sabato 5 marzo 2011

Nulla di che

Pensavo mi sentissi meglio, più grande. Però, è strano, non mi era mai capitato di essere agitata. Si, ieri era il mio compleanno. Quattordici. Non sono tanti, no. Ma ho sempre più voglia di essere più grande, di poter fare più cose. Forse corro un po' troppo, come mi dicono in tanti. Forse devo ancora godermi quest'età, che è un incrocio tra la maturità e l'infantilità. Niente festa, niente amici o amiche in casa, niente torta con le candeline, niente inviti da stampare dal computer, niente vestitino carino per il Mio Compleanno. No, voglio una serata tranquilla, solo con voi. Con un vassoio di salame di cioccolato al posto di una torta. A casa, liberi, con la pace che ci circonda. Perchè, almeno per il giorno del mio compleanno non voglio avere la responsabilità di niente. Voglio prendere il bicchiere, alzarlo, e brindare. Non so neanche io a cosa. Ma, nulla di che. Non mi sento più grande, non mi sento diversa, non mi sento più responsabile. Anche se ho un anno in più, adesso, non è cambiato niente. E' solo un numero. Io sono sempre uguale. Il tredici se n'è andato, è partito, non c'è più, o almeno spero. Rimarrà comunque una parte di me, qualcosa che mi ha fatto crescere. Strano assumere tutta questa responsabilità a due inutili cifre, quasi sembra un'esagerazione. Però è così, è stata una bella esperienza. Non c'è, ora, è partito e non torna. Ora, solo ora che ci penso, dopotutto non mi ha così spaventata, questo numero. Mi ha solo accompagnata per trecentosessantacinque giorni della mia vita, sono solo io che ho fatto viaggi e pensieri strani. Diciamo che, non è stato nulla di che. Quattordici. Ti trovi diversa? Ma in cosa dovrei sentirmi diversa? E' un numero in più. Ripeto, non è Nulla Di Che.

martedì 22 febbraio 2011

Il silenzio

Vivere di notte è più bello. Ti senti più libero, più te stesso, che puoi fare quello che vuoi. Vivo di notte per riflettere, per pensare a ieri, a oggi, a domani. Che in questa settimana sono successe tante cose, che nemmeno sto ad elencare, manca la voglia. Vivo di notte perchè amo vedere la Luna, le sue fasi, e come si trasforma. Vivo di notte per cantare, per leggere, per sorridere, per parlare ad alta voce anche da sola. Oggi, vivo la notte perchè ho una tosse da spavento, e un mal di testa ancora più potente, che mi fanno addormentare alle sette di sera, e non mi fanno ancora dormire alle due meno un quarto della notte. Vivo di notte per sistemare i miei braccialetti, che sono sempre stati una mia passione. Vivo la notte per mettermi lo smalto, magari non si sbecca, lo spero. Vivo la notte per rilassarmi, per distendere i muscoli, per stare immobile e guardare fuori dalla finestra. Vivo la notte per sentire il silenzio, per sentire come si ambienta il mio respiro con tutto questo. Vivo la notte per voler fare foto, non so neanche io a cosa, ma mi piacerebbe prendere la macchina fotografica e andare fuori. Non vivo il giorno perchè dopo un po' la luce mi stufa, perchè non mi è mai piaciuto il troppo rumore, mi piace la pace e il silenzio, che riesco a riconoscere solo nella notte. Vivo le ore buie per scaricare canzoni Rock, che mi danno carica, che mi fanno impazzire. Vivo la notte perchè mi va. Mi fa stare bene. Sono serena, durante la Notte, ed è per questo che la vivo, sospiro e sorrido. Non ci credo. Lo smalto si è sbeccato anche con la Luna. E' destino. Però così non vale.

lunedì 24 gennaio 2011

Un sorriso, con affetto

Questo periodo si, finlamente. Posso dirlo: sono felice. Non che prima io non lo fossi, assolutamente. Sono felice per vari motivi, come il fatto che ora è decisa la scuola, che mi diverto come una matta, ogni giorno, che ho tutto organizzato, tutto a posto. Sarà scientifico, alla fine, ora ne sono convinta. Qualcosa che va storto? Niente. Quella sensazione che provi quando è tutto come vuoi tu. Quel piacere, quel gusto. L'altra sera mi si sono tolte tutte le canzoni dall'Ipod, non m'importa, anzi, forse è meglio. Sistemo tutto, metto la musica che mi piace veramente, non mi faccio più prendere dal panico. Sono calma, la quiete mi circonda, mi gira tutta intorno. E che bella sensazione c'è, più di questa? Quando sai che tutto è in ordine, senza pensieri, la tua vita sarà, chi vorrà vivrà in libertà. E così è. Vivo in libertà. Se qualcuno mi parla io canto. Canto e non ascolto nessuno. Rido, scherzo, e se qualcuno vuole farmi star male, no, tanto non ce la fai. Tu, non sai quanto è forte la vera felicità, non riesci a capirlo. Non sai che quando c'è, è difficile che possa andarsene facilmente? Se non lo sai te lo dico adesso. Sto bene anche se a volte ho le mie giornate no. Quando voglio stare da sola, magari a studiare, in biblioteca, perchè no? Si sta bene, da soli. Sarà che ho imparato a stare bene con me stessa, che adesso provo piacere, anche se a volte mi sento sola. Mi fa piacere, perchè so che da sola maturo ancora di più, e chi non c'è, chi se n'è andato, cosa posso dirgli? Niente. Un saluto, con affetto, un sorriso, uno di quelli sinceri. Vedo colorato, non più in bianco e nero, quello che prima odiavo e che ora amo. Lo amo nelle foto, che sembrano vecchie, di anni passati, usate, con una storia. Lo amo perchè ora lo vedo concreto, e non più in me stessa. Meglio così. Ora sono cambiati i colori, sono quelli dell'arcobaleno, brillano, sorridono, sono felici, come la sono io. Che, non mi sono ancora capita bene, ma, adesso, cosa posso farci? Cosa ci penso a fare? Per rinchiudermi, per pensarci tutto il giorno? Non ci penso neanche, no. Non voglio. Ha chiamato Pumbolone. Sono ancora piccola, fidati. Sto al gioco, anche se so che Pumbolone è un Labrador, un cane, che non può chiamare. Sorrido e penso, cos'è che ha detto? Pumbolone, intendo. Mandagli un saluto, con affetto, un sorriso, uno di quelli sinceri. Voglio trasmettere felicità, anche a lui. Io ora sono spensierata, e tu?

martedì 28 dicembre 2010

E' Orione, ormai lo so


Siamo partiti così, senza neanche sapere con certezza dove e perchè stessimo andando. Forse per vedere vivere altre persone, per interessarci ad altre culture. Per scoprire altri mondi, tutti diversi da dove viviamo noi, ma così uguali a quello che vorremmo essere. Tutto ci sembrava immenso. E quel deserto, che era silenzioso. Ma tutto lo era. Compresi noi. Che continuavamo a fare foto, per paura di dimenticare. Per poi rivedere e dire "Si, tutto era magnifico". E lo ripeterò fino a che sarò viva, fino a che la mia mente funzionerà ancora. Eravamo incantati, più di un cobra dal suo padrone. Il deserto: l'incantatore di uomini. Ma in generale tutto, tutta questa vacanza. Tutto questo continuo stare insieme, perchè non si poteva scappare. In questo momento dove tutto sembra riprendersi. Un treno che si è fermato per il mal tempo, per ripartire deve metterci il doppio, o il triplo delle fatica. Così sarà. Come in questa vacanza. Non ci divideremo, ma come non è stato mai. Ma torniamo al Marocco. La cosa che mi piaceva di più era osservare come viveva la gente, fotografando, qualsiasi cosa. Volevo immortalare le nostre espressioni, in che modo vedevamo quello che era intorno a noi. Prima Marrakech, tempestata da persone di qualsiasi genere, da bancarelle, dal souk pieno di moto, motorini, macchine e biciclette. Poi Ouarzazate, dove gentilmente e amorevolmente per un incidente ho per sbaglio lasciato il Suo Forrest, il Suo golfino nero, la Sua maglia con la corona. Gran colpo. Successivamente ci siamo spostati a Merzouga. E' lì, che è stata l'esperienza più bella della mia vita. Dove la sera che siamo arrivati siamo andati ad osservare le stelle, quell'inconfondibile Orione. Ormai lo riconosciamo subito. Dove appena arrivati ci hanno travestiti da pashà e hanno fatto foto con noi, e hanno suonato la chitarra per noi, la luna pienissima, per noi. Tutto era organizzato per il nostro arrivo, o almeno, così ci piaceva credere. Il pomeriggio dopo, il deserto ci aspettava. I dromedari pure. Ciccio, Lello, Dario, Barbasteu, Il più pazzo e Roberto (che, si, è un nome da dromedario). Il giorno dopo il nostro viaggio ha cambiato direzione, e piuttosto che andare verso il deserto, è tornato indietro, per raggiungere Marrakech, e per poi partire. Una sosta a Telue ci ha fatto conoscere una guida, marocchina con l'Iphone, che studia a Torino, e che è andato in vacanza in Sardegna. Era un grande, e forse ci verrà a trovare in Sardegna la prossima estate, Inshallah. Per mia grandissima fortuna, tornando a Ouarzazate abbiamo ritrovato tutto quello perso precedentemente. "Quel gran culo di Emma, non ha rovinato la vacanza" Olè. Si conclude così, tornando a Marrakech, quella Nuova, però. Dove tutto è diverso, tutto più ordinato, più pulito. Dove c'è il Mc, nel quale abbiamo passato l'ultima nostra cena marocchina. Eccoci qua. In un albergo quattro stelle lussuoso, che dormiamo stanchi morti, dopo la nostra bloccata nel souk per arrivarci, con la macchina. Ripensiamo a tutto quello che abbiamo passato. A tutta questa vacanza senza aggettivi, perchè non la si riesce a descrivere. "Ditemi la cosa che vi è piaciuta di più, e quella che vi è piaciuta di meno", chiede Lei. La più bella è stata la passeggiata sui dromedari, la più brutta non c'è. "Non vale, devi dirne una". Non c'è. Non esiste. Tutto è andato a meraviglia. Mai scorderò tutto questo. Nè Orione, nè la duna che confina con l'Algeria e tanto meno il loro modo di vivere. Quando sarò grande magari ritorno, da sola. Senza nessuno. Inshallah.